Buon Compleanno Referendum

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aguaCinque anni fa anche a Mantova raccogliemmo centinaia di firme per il referendum contro la privatizzazione dell’acqua pubblica: parteciparono tanti attivisti e semplici cittadini; c’erano anche diversi maneggioni della politica più o meno di sinistra e trafficanti di poltrone intenti a ripetere che “tanto il referendum non si sarebbe fatto” e che, nel caso, “l’avremmo perso”.

Quattro anni fa affrontammo una campagna elettorale durissima per arrivare vivi al 13 di giugno, invogliare la gente a votare e vincere la battaglia: i soliti maneggioni gufavano e i più scaltri provavano a salire sul carro referendario, anche perché a starci veramente dentro (e non per finta) si sentiva che c’era entusiasmo e che finalmente si poteva vincere contro ogni tipica narrazione della sfiga di sinistra che piace a chi si accontenta di recitare la propria parte in eterno.

E fu una grande vittoria: la prima volta dopo decenni in cui un referendum popolare sfondava il muro del quorum, ribadiva che la sovranità appartiene al popolo e che oltre la maggioranza assoluta della popolazione diceva NO alla privatizzazione e ai profitti sull’acqua. Avevano vinto elettori “tradizionalmente” eterogenei tra loro, ma che su una battaglia campale avevano perso gli steccati della “tifoseria” politica ritornando all’origine, ai fondamentali: all’acqua, appunto.

Personalmente era la prima volta che politicamente “vincevo” qualcosa: in dieci anni troppi movimenti si erano arenati per beghe tra primedonne rivoluzionarie o tradite dai pappagalli elettorali (attenzione: alcuni iper-trombati stanno preparano l’ennesima pagliacciata a sinistra del Pd), mentre stavolta c’era stata una vittoria netta, popolare per diffusione e radicale nei contenuti. Qualcosa che aveva fatto paura anche a tutte le segretissime segreterie politiche di questa o quella realtà politica, perché la partecipazione terrorizza le piccole certezze. La parte “appagata” dell’esercito blu, milioni di elettori, aveva però già scelto di smobilitare nonostante quella che avevamo davanti fosse solo una trincea più avanzata. Gli avvoltoi delle privatizzazione tremarono, ma in poco tempo rimisero in moto i propri carri armati; al loro seguito c’erano (e ci sono) anche una fanteria di amministratori di aziende pubbliche e politici in carriera che non hanno nemmeno provato a disertare il fronte di chi vuole fare affari miliardari con l’acqua di tutti. Lentamente l’acqua bene comune sparì dal dibattito pubblico e in trincea, alla fine, rimanemmo in pochi a controbattere agli attacchi dei poteri forti con la ragione della democrazia, dei numeri e delle sentenze. E gli altri? Avevano altro da fare o da criticare chi provava a fare qualcosa, as usual.

Il quarto compleanno del referendum arriva così: con Tea Acque saldamente in mano private alle fine di un percorso iniziato nei primi anni Duemila durante l’epoca Burchiellaro. Con una gara per la privatizzazione sponsorizzata dal sindaco Sodano e scritta da un imprenditore dell’acqua che solo casualmente si è ritrovato nella cordata vincitrice della gara d’appalto per il socio privato; e se nessuno ricorda una guerra santa dell’opposizione, tranquilli, non c’è stata. Tutto intorno c’è l’infinita indagine sugli appalti provinciali delle casette dell’acqua e tariffe illegittime da quattro anni. Tutti i nomi di questo passato vergognoso restano ancora a galla come stronzi e i due candidati sindaco che si sfideranno al ballottaggio, il tema acqua/ripubblicizzazione non ce l’hanno nemmeno per errore nel programma elettorale.

Buon compleanno Referendum

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