Wu Ming Contingent – Schegge di Shrapnel / Recensione

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WUMINGcoverIl nuovo lavoro del Wu Ming Contingent si affianca all’uscita del libro “l’invisibile ovunque” nella sua non-celebrazione della Prima Guerra Mondiale. L’urgenza (post)punk ed il pulsare frenetico che caratterizzavano il sound di “Bioscop” evolvono in una dimensione più profonda e riflessiva; l’ingresso del sintetizzatore sancisce questa svolta “wave”. Le “schegge” del disco sono nove brani pronti a deflagrare e a conficcarsi nelle orecchie e nella carne dell’ascoltatore: atmosfere cupe su cui appaiono i fantasmi di disertori, soldati ammattiti e poeti di guerra che gridano ancora il loro disprezzo contro l’inutile strage. La dura accusa di Yvan Goll risuona con la voce di Wu Ming 2 nel brano “l’invisibile ovunque” mentre tutto intorno i synth disegnano traiettorie sonore inquiete. Il basso di Yu Guerra e il drumming secco di Cesare Ferioli organizzano la struttura di “La tregua di Natale” completata dal riff minimale di Riccardo Pedrini in un brano che guarda dichiaratamente verso Manchester: nel testo affiora il ricordo dei “cessate il fuoco dal basso” che migliaia di soldati (aut)organizzarono durante il giorno di Natale. Le sfumature elettroniche di “Tintura di Shrapnel” evocano i Kraftwerk e vi si raccontano stratagemmi ingegnosi per fuggire dalla guerra. Nell’incedere di “Macché licenza” si annidano le parole del contadino strappato alla sua terra per andare a combattere e del giovane soldato che spera inutilmente in una licenza per il suo gesto ardito. “Maquillage” trasforma la guerra in qualcosa di surreale che va oltre la razionalità con i synth grevi che avvolgono le note di chitarra su cui si muove un soldato impazzito che dirige le granate con le dita. Wu Ming 2 interpreta con forza le parole di Wilfred Owen nel crescendo di “Dulce et decorum est” in cui si narra di un violento attacco coi gas e che fa a pezzi le bugie della retorica patriottarda che invita a “morire per la patria”. Le sfuriate di “Il reumatismo del tenente” e ancora di più in “Non ho altro da dire” chiudono l’album e si ricollegano idealmente alle sonorità di “Bioscop”.

( Qui l’intervista a Wu Ming 2)

Ascolta “La tregua di Natale”

Schegge di Shrapnel: intervista a Wu Ming 2

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wmcA pochi mesi dall’uscita de “l’invisibile ovunque” l’ultimo lavoro letterario di Wu Ming, è uscito “Schegge di Shrapnel” il nuovo disco del “Wu Ming Contingent” ,ovvero la sezione musicale del collettivo bolognese. Avevamo lasciato il gruppo di musicisti alle prese con il seguito del fortunato “Bioscop” del 2014 e li ritroviamo invece pienamente calati nel contesto della Prima Guerra Mondiale di cui elaborano i testi e le atmosfere secondo una formula musicale molto più complessa rispetto ai ritratti rivoluzionari del disco precedente. Per conoscere meglio questo nuovo lavoro discografico abbiamo intervistato Wu Ming 2.

(Originariamente pubblicata su “Alta Fedeltà” del 19.2.16)

1. In rete girava già la registrazione live di “Laila’s blues” e, sempre dal vivo, avevate già proposto la canzone su Violet Gibson; entrambi erano il preludio del seguito di Bioscop, stavolta dedicato a figure femminili. Come nasce invece questa incursione discografica tra le vicende della Prima Guerra Mondiale?

Circa un anno fa, in occasione di un concerto a Berlino del Wu Ming Contingent, la Freie Universität ci ha chiesto di tenere una conferenza sul nostro uso narrativo delle fonti storiche. In quel periodo, il collettivo era al lavoro sull’ultimo libro, L’invisibile Ovunque, uscito poi sette mesi più tardi e basato su ricerche intorno alla Prima guerra mondiale. Vista la presenza dei musicisti, abbiamo pensato di dedicare una parte del nostro intervento “accademico” a una lettura concerto dei documenti d’archivio che ci hanno ispirato. Lettere di disertori, poesie, cartelle cliniche di soldati impazziti, carte di processi per insubordinazione, testimonianze di abusi da parte di ufficiali, pagine di diario. Tornati a casa, ci siamo resi conto che quel materiale non ci usciva dalla testa: in sala prove, per quanto tentassimo di concentrarci su altri pezzi, le schegge di shrapnel tornavano a bombardarci, ci uscivano dalle dita, ci trovavamo a suonarle e a perfezionarle e a trascurare il resto. Così abbiamo deciso di mettere da parte l’altro disco e di dedicarci alla stesura di questo.

2. I testi del disco sono collegati all’enorme lavoro di documentazione per il libro “l’invisibile ovunque”: com’è stato questo processo di ricerca e in che modo sono stati scelti i testi che fanno parte di Schegge di Shrapnel?

Il libro si sforza di raccontare la guerra da un’angolatura insolita, partendo da quattro storie di soldati che hanno tentato di sottrarsi al massacro, ognuno in maniera diversa. I documenti che “cantiamo” nel disco sono complementari a queste quattro vicende: potremmo dire che sono immagini e storie che ci hanno colpito durante la ricerca, ma che non hanno trovato un utilizzo tra le pagine de L’invisibile Ovunque. In questo modo, chi ascolta il disco allarga la visuale rispetto al libro, compie un passo in più e si sente raccontare altre storie ancora.

3. Musicalmente siamo in un territorio altro rispetto a Bioscop: la formula (punk) rock classica si fa più ricca, oscura e raffinata con inserti elettronici e sintetizzatori. Parlaci di questo nuovo approccio musicale scelto dal Contingent.

Già dal vivo avevamo cominciato a usare un sintetizzatore e tra le caratteristiche di Bioscop c’era una vena kraut piuttosto esplicita, legata soprattutto all’influenza di una band come i Neu! (penso al riff di “La notte del Chueco”, ma anche a “Italia Mistero Kosmiko” e “Uno Spettro”) Oltre a questo, in “Stay Human” faceva capolino la nostra esperienza con il rock “parlato” – che ha in Patti Smith o nei CCCP un legame evidente con il punk. In Schegge di Shrapnel abbiamo alzato questi due cursori e l’effetto spicco, portando il suono della band in un territorio nuovo, più Manchester che Londra, più Detroit che San Francisco.

4. Il centenario della “Grande Guerra” si è rivelato un campo minato cosparso di narrazioni tossiche che nutrono un rinnovato spirito colonialista e alimentano pericolose pulsioni nazionaliste. Quanto è importante dunque combattere “con ogni mezzo necessario” questa deriva politico-culturale?

Ogni ricorrenza storica viene celebrata ad uso del presente. Per il governo delle “larghe intese” è l’esempio di un successo (“L’abbiamo vinta noi!”) ottenuto grazie ad una massiccia unità d’intenti e valori, oltre le classiche divisioni tra partiti politici. Per chi vuole invischiare l’Italia in nuovi conflitti militari, è un esempio di “interventismo democratico”. Per altri, in chiave autonomista, è il pretesto per spargere nostalgia del buon vecchio impero asburgico. Altri ancora tornano ad abbuffarsi con mito della “Vittoria mutilata”… Tutte queste narrazioni, per tenersi in piedi, hanno bisogno di tenere pezzi di realtà fuori dall’inquadratura. Devono omettere ciò che non torna, o meglio: devono continuare a respingere ciò che prova a tornare, dopo essere stato rimosso, scartato e occultato già molte altre volte. Il nostro tentativo è quello di individuare questi scarti, di montarli assieme“con ogni mezzo necessario” e di mostrarli in pubblico: non come “correzioni” della storia ufficiale, dettagli o precisazioni utili soltanto a rendere quella storia ancora più imponente, ma con l’intento di suggerire un’intera controstoria. In questo, la musica è senz’altro un veicolo potente. Schegge di Shrapnel è un concerto, lo suoneremo nei club e nei festival, come Bioscop, e ad ascoltarci ci saranno persone che non hanno mai letto nulla di nostro e che di certo non leggerebbero documenti d’archivio come quelli che declamiamo. Grazie al formato sonoro, i contenuti raggiungono nuovi destinatari e acquistano nuovi significati, nuove densità emotive.

5. La Wu Ming Foundation si è espressa con romanzi collettivi di successo e libri “solisti”, progetti paralleli di reading e musicali come il Wu Ming Contingent, laboratori di scrittura e un libro per giovanissimi: vent’anni di attivismo culturale in cui avete sperimentato esperienze molto diverse tra loro. Cosa c’è ora nel futuro di Wu Ming?

Nel 2016 abbiamo in programma diversi lavori solisti e un nuovo volume dei Cantalamappa, dedicato ai sovversivi dagli 8 ai 108 anni. Contando anche il Wu Ming Contingent, credo che quest’anno vedrà sei nuove uscite legate al collettivo. Poi come sempre c’è Giap, il nostro blog, che ormai coinvolge e raduna sempre più autori, gruppi, cantieri, collane editoriali, al punto che noialtri stiamo diventando una minoranza rispetto a tutto quel che si produce sotto e dentro quello spazio telematico. Infine, stiamo riflettendo sul prossimo “oggetto narrativo”, del quale non sappiamo nulla, tranne che vogliamo prenderci una lunga vacanza dal modello di “romanzo storico” che abbiamo esplorato per una ventina d’anni.