Intervista ad Augusto de Sanctis

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augustoIl 2 aprile Augusto De Sanctis (Campagna Stop-Devastazioni, Coordinamento Trivelle Zero, Forum movimenti per l’acqua, Coordinamento No Ombrina) è stato l’ospite principale di un partecipato evento informativo sul referendum del 17 aprile e sui “referendum sociali” tenutosi presso la Sala delle Capriate a Mantova, organizzato dalla Coalizione Mantovana per il Clima e l’associazione eQual. Per l’occasione ho realizzato questa intervista pubblicata sul sito Altramantova.it per avere maggiori informazioni sull’appuntamento referendario di domenica prossima e una serie di riflessioni significative sullo “scandalo Guidi” e sulla situazione delle bonifiche nel SIN del polo chimico di Mantova.

 

  • In questi giorni c’è molto clamore intorno alla vicenda del ministro Guidi: come la commenti dal punto di vista politico e dei movimenti ambientalisti?

    In generale il mondo del petrolio è sempre stato contraddistinto da scandali legati alla corruzione e a opacità. per un motivo: è un settore dove il potere economico è fortemente concentrato e ci sono poche persone che governano il sistema e posseggono le risorse. E’ facile che vi siano derive affaristiche, mi verrebbe da dire che è un problema intrinseco. Se, poi, davanti a soggetti così potenti, lo stato si presenta debole, sfilacciato, allora il malaffare può diventare sistematico, con conseguenze rovinose sull’ambiente. Solo chi non voleva vedere poteva ignorare quanto stava avvenendo da oltre 10 anni in Basilicata.

  • Il 17 aprile saremo chiamati a votare al referendum per fermare le trivellazioni in mare: i media ne parlano poco, il Governo lo reputa “inutile” e il Partito Democratico invita all’astensione. In questo scenario quanto è grande la posta in palio?

    Io non mi stupisco che il Partito Democratico voglia far fallire il referendum proposto dalle regioni. Sarebbe illogico che proprio chi ha approvato quattro mesi le norme che si vogliono abrogare poi si attivi per favorire il referendum. Il quesito ha un impatto limitato sul numero delle concessioni presenti in Italia ma ha ormai un carattere simbolico e potrebbe aiutare a cambiare una politica che finora ha scommesso sulle lobby del passato, delle fossili.

  • Perché si continua a perseverare nella ricerca di combustibili fossili anziché investire nelle energie rinnovabili?

    Perché le forze che oggi oggi hanno l’osso tra i denti non lo vogliono mica mollare ad altri. In ogni rivoluzione tecnologica qualcuno perde e qualcuno guadagna, addirittura aziende potrebbero scomparire. Inoltre potrebbe mutare l’assetto stesso economico, come propugna chi ritiene che le smart grid siano un modo per rendere più “democratica” la produzione energetica, sottraendola a potentati.

  • Durante la tua trasferta mantovana hai potuto visitare l’area del SIN nel Polo Chimico: è un tema di cui si parla sempre troppo poco, tu come valuti la situazione?

    Le bonifiche in Italia sono al palo e le forze economiche che hanno prodotto le devastazioni ambientali non vogliono pagare alcun prezzo per il passato industriale del paese che ha prodotto morti e inquinamento. Anche in questo caso gli ultimi governi hanno operato esclusivamente a vantaggio dei grandi gruppi industriali, varando decreti che di fatto rallentano o addirittura fanno diventare una farsa le bonifiche. Eppure potrebbe essere un settore trainante per creare lavoro, il risanamento del paese. A Mantova, come in altre aree d’Italia, di fatto si sta operando al massimo per mitigare gli effetti a valle dell’inquinamento, omettendo di agire sulle fonti di contaminazione. Vediamo mettere in campo esclusivamente progetti di messa in sicurezza, spesso anche inadeguati o inefficaci. La bonifiche è una chimera.

  • A cinque anni dallo storico referendum per l’acqua pubblica, tradito dalla politica, siamo chiamati di nuovo ad una stagione referendaria. Perché impegnarsi nella primavera dei “referendum sociali”?

Mai come oggi la democrazia è in pericolo. Magari non quella formale ma quella sostanziale. Si sta svuotando il senso del vivere sociale, facendo rintanare i cittadini dentro i loro recinti quotidiani. Le forze che scaturiscono dalle relazioni sociali si stanno affievolendo e prende vigore l’autoritarismo. L’apatia è la migliore alleata di questo processo che scardina alla base la vita democratica, attraverso la mancanza di partecipazione dal basso alle scelte. Bisogna reagire, affermando che il vivere civile si fonda sulla partecipazione costante alla vista sociale.

 

  • Il Movimento No-Ombrina abruzzese (che si è opposto alla costruzione di una a piattaforma petrolifera e una nave-raffineria lunga il doppio del Colosseo e alto come un palazzo di 10 piani) è un esempio di come si può condurre in modo vincente una lotta radicale e radicata sul territorio: quali sono i tratti salienti che possono essere un esempio per le altre lotte per la giustizia ambientale?

Abbiamo operato in mezzo alla comunità con tatto, con costanza e caparbietà, sedimentando un senso comune che oggi si è fatto identità. Centinaia di incontri faccia a faccia con le persone, banchetti in piazza, sit-in, manifestazioni, incontri. Idee discusse in assemblee e attuate da centinaia di attivisti in maniera capillare sul territorio. Organizzazione. Un mix indispensabile per reagire alle imposizioni che arrivavano dal Governo centrale. E’ stato un lavoro immenso, con tanti giovani che hanno preso parte alla campagna. Alla fine abbiamo vinto, proprio ad un millimetro dalla sconfitta. Tanti cittadini hanno capito che lottare paga.