Astro Festival: magie elettroniche a Ferrara

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IMG_20160616_231826Giovedì scorso a Ferrara si è tenuto l’Astro Festival, l’appuntamento elettronico della rassegna “Ferrara sotto le stelle”: due palchi (piazza Castello e il cortile Estense) per sei big della scena electro. Ad aprire le danze è stato Populous (al secolo Andrea Mangia) con una impeccabile Dj-selecta di sonorità esotiche. Subito dopo di lui l’atteso live di Jolly Mare e le sue atmosfere Italo-Disco e baleariche interpretate live con scratch e chitarra elettrica, e l’apporto fondamentale di synth e batteria. Sul palco principale è poi la volta di uno dei main act del festival: Floating Points. Sam Sheperd si presenta in formazione live con una vera band con chitarra, basso, batteria e tastiere. Le composizioni di raffinata elettronica (in gran parte estratte dall’album “Elaenia”) del mancuniano, sul palco di Ferrara prendono una direzione cosmica che, complici i laser del light-show, trasportano il pubblico in uno show suonato in chiave electro-psichedelica che rimanda ai migliori Pink Floyd. L’atteso live di Caribou e della sua band inizia con un’ottima “our love” che dà il titolo al suo ultimo fortunatissimo album. Impeccabile lo show di luci che accompagna ogni singolo brano, ma è proprio l’energia del gruppo che trasforma ogni singola nota donandole energia e compattezza rinnovate. Le mille influenze che compongono il sound di Caribou esplodono nel caleidoscopio sonoro delle versioni live di “Mars” e “Bowls” (tratta da Swim). Il pubblico è ipnotizzato nella danza ed esplode all’attacco della super-hit “Odessa”; quest’ultima trasforma tutta piazza Castello in un gigantesco dancefloor, mentre i due synth si rincorrono lanciando sciabolate sonore e la chitarra elettrica si inserisce efficace ed accattivante. Chiude il set una “Sun” magnetica e sognante. Ultimo colpo della serata è l’eclettico Dj Set di Four Tet che regala le ultime magie stellari nella notte ferrarese.

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L’indie-rave dei Suuns sulla spiaggia dell’Hana-Bi

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SuunsIl “Beaches Brew Festival”, la rassegna organizzata dal Bronson di Ravenna e dall’Hana-Bi, il bagno più indie dell’adriatico, fa il pieno anche quest’anno nonostante nuvole e temporali. Tra i più attesi del festival figurano i Suuns, quattro canadesi di Montreal maestri nell’ibridare i linguaggi del rock e dell’elettronica ; la band è tornata in Italia forte del nuovo e oscuro disco “Hold/Still” che traccia nuovi orizzonti psichedelici e kraut. Proprio per la stratificazione sonora registrata su disco, le band come i Suuns rischiano che la resa sonora dal vivo sia scarsa. Non è stato il caso del live a Marina di Ravenna: giovedì il loro concerto si è tenuto direttamente sul palco allestito in spiaggia e per un’ora, il gruppo di Joseph Yarmush, ha ipnotizzato il pubblico in un’estasi collettiva. Batteria metronomica dal beat dance, synth geometrici e chitarre acide hanno esplorato buona parte dell’ultimo disco, mescolandolo ad alcune perle del passato della band. L’electro-noise sussurrato di “Instrument” apre il concerto accompagnato da poche gocce di pioggia. Su “Translate” si scatena il delirio: il riff di chitarra melodico ed ossessivo annega in un magma elettronico e sulla sabbia, nel frattempo, inizia un sabba di danze sfrenate e lisergiche che durerà fino al termine del concerto. Dal vivo “2020” è indomabile: Ben Shemie evoca  il Thom Yorke solista, la linea di basso incalza il beat e una chitarra lisergica e multi-effettata dà il tocco finale ad un brano tra i più noti della band. La ripetitività claustrofobica di “Resistance” rimanda, a torto o a ragione, alle proteste studentesche che hanno sconvolto il Quebec all’epoca della registrazione del brano. “Arena” è già un classico dei Suuns e rappresenta l’apice del concerto con le sue evoluzioni post-punk prestate alla techno in un caleidoscopio di sfumature sonore irresistibili