Goro Lives!

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goroclassicÈ arrivata così, sotto i colpi continui di media, crisi e politica, la fatality di guerra tra poveri che spazza definitivamente via le illusioni globalizzate da “ombelico del mondo” di Jovanotti. Una protesta “popolare” contro i profughi a Goro, una piccola località del ferrarese, è diventata paradigma dell’egemonia culturale fascio-razzista che si è diffusa come una malattia. C’è una crisi economica che ha impoverito interi territori, i media mainstream sono stati bene attenti a costruire campagne continue di demonizzazione, l’estrema destra ci è andata a nozze, l’affarismo della carità ha stimolato il disprezzo, lo snobismo “chic” di sinistra ha pennellato tutto l’affresco.

 

La crisi economica

Nonostante ci sia ancora (a destra come purtroppo a sinistra) chi pensa che questa crisi sia venuta giù dal cielo o sia un episodio x in un sistema altrimenti bello e democratico, ci siamo ancora brutalmente dentro. Dopo anni di bolla di entusiasmo edonista, di briciole di benessere acquisito, il capitalismo globale ha iniziato ad auto-implodere e ha facogitato posti di lavoro, case, risparmi, vite umane. La piccola Goro dei profughi dell’alluvione del 1951 è anche la Goro che con spirito solidale costruì cooperative per rilanciare l’economia legata alla pesca e all’agricoltura, gente di lavoratori e pure con una solida base di sinistra (il 44% al Pci negli anni Settanta); sarebbe fin troppo facile notare come lo stacco generazionale abbia prodotto gente che si è arricchita col duro lavoro e ha lasciato indietro il portato valoriale e i figli che hanno ereditato il tutto con più facilità e se lo vivono al tempo della crisi. È lo specchio di un paese che ha dimenticato tutto con un po’ di benessere in tasca, che ora vede tutto minacciato e trova solo un capro espiatorio, i negri.

I media

dagli anni Novanta, a ondate, fino alla quotidianità, diversi miei colleghi hanno continuato scientificamente a costruire l’immagine di immigrati ladri, stupratori, terroristi partendo da casi di cronaca veri o presunti. Centinaia forse migliaia di casi di piccola o media criminalità (quella grande, come impresa, è ancora fortemente tricolore) che hanno completamente oscurato il fatto che  2.300.000 di immigrati sono lavoratori e lavoratrici, quasi mezzo milione sono i disoccupati; 500.000 sono i piccoli imprenditori, commercianti e autonomi. E invece il fuoco di fila mediatico è andato avanti a costruire immagini raccapriccianti di orde di barbari assetati di sangue di vergine da offrire ad un dio crudele. I giornali non sono neutri: sono di chi ne possiede il capitale e di chi decide la linea editoriale; tanti quotidiani tutti in mano esclusivamente a potentati economici portano ad avere tante voci, ma corali. E anche su Goro viene sparso inchiostro innocente: quattro bancali di pallet diventano “le barricate del popolo di Gorino”, si omettono le forti presenze dell’estrema destra tra i manifestanti a “convogliare” le operazioni e, soprattutto, qualcuno ha mai sentito parlare di Goro per la disoccupazione (al 13%) o i suoi problemi sociali in questi anni?

Gli untori della guerra tra poveri

Ogni peste ha sempre i suoi ratti che la diffondono dalle fogne: a cavalcare e stimolare questo clima mediatico ci sono le abili mani della destra radicale (Lega Nord) e dell’estrema destra neofascista. Da bravi burattini di questo sistema marcio e corrotto, queste forze in questi anni non si sono scagliate contro mafia, cemento, disoccupazione, inquinamento industriale, ma hanno trovato linfa vitale e consenso giocando sulle paure della popolazione assecondandole e, possibilmente, farle crescere in un clima di intolleranza per portare a casa militanti, iscritti, voti. Forza Nuova Ferrara rivendica con orgoglio di essere stata sulle barricate a Gorino, il ras leghista della zona era il prezzemolino della protesta e persino il sindaco leghista di Bondeno, Alan Fabbri, la chiama già “la Resistenza alla Dittatura dell’immigrazione”. E l’infezione viene bene anche via social network, perché sarà già capitato a tutti di vedere che i vari gruppi “sei di stacippa se” diventano bacheca di propaganda politica travestita da “discussioni da bar”.

“Sì, va bene ma lo stato e il Sindaco?” Questa protesta farlocca che richiama quella organizzata dai neofascisti a Tor di Quinto la scorsa estate, finisce con la “vittoria” popolare: lo stato abdica alla sua funzione di autorità ed il pullman con sopra dieci pericolosissime donne e alcuni bambini, viene dirottato altrove. Strano, quando un gruppo di operai blocca una strada per rivendicare lavoro, se ne parla davvero poco sui media e, di contro, volano mazzate in divisa come piovesse.
A Goro, inoltre, il sindaco del Partito Democratico era in mezzo ai manifestanti (non a sostenerli direttamente): giustificando parzialmente la reazione dei cittadini e spiegando che le “paure tirano fuori il peggio dalla gente”: ed il premio grazie al cazzo, è stato stravinto anche per oggi. Un Sindaco che passeggia tra i manifestanti e non fa nulla per fermarli, imporre l’autorità, isolare le contaminazioni estremiste o ci è o ci fa: a Mantova abbiamo gli occhi della politica chiusi sulle sfilate neonaziste, quindi abbiamo già un’idea su dove si possa andare a finire.

L’affarismo della carità

Quanto successo a Goro potrebbe succedere a Governolo, come a Suzzara. Non c’è Emilia (fu) Rossa o Veneto Verde che tengano: l’egoismo prima arricchito e poi impaurito è ovunque un innesco pericoloso. Il problema è aggravato da quello che, piaccia o non piaccia, è il business immondo creatosi intorno all’accoglienza: lo stato ha privatizzato (anche) l’accoglienza, e si è generato un sistema di arricchimento per pochi soggetti privati, di sfruttamento lavorativo per tanti operatori e che lascia solo delle briciole agli ultimi anelli della catena, ovvero i richiedenti asilo. Questo non è “buonismo di sinistra”,  ma un vigliacco “affarismo di destra; chiunque faccia profitto sull’emergenza profughi o chi ci si infila solo per raccattare soldi e visibilità fa schifo tanto quanto i buffoni neonazisti che ci fanno sopra campagna politica con petizioni, presìdi e altre boiate che colpiscono il richiedente asilo e non tutto il circuito economico. Entrambe le categorie sono nemiche dell’uguagalianza, della solidarietà e della giustizia sociale.

Snobismo Chic

Nello sbandamento più totale, una “sinistra” perbenista e benestante che di giorno loda il libero mercato e la sera si perde in apericene solidali, si straccia le vesti  e taccia di ignoranza e razzismo chiunque non la pensi come loro o non abbia una pergamena di laurea. È così che si alimentano diffidenza e xenofobia: fingendo che i problemi non esistano e riducendoli a generalizzazioni snob. Il sistema economico e politico ha messo sotto scacco i lavoratori italiani creando migliaia di nuovi schiavi immigrati e li ha sbattuti a vivere nelle periferìe delle città o nelle casette fatiscenti delle campagne, mettendo le condizioni per alimentare il disagio sociale. I problemi di convivenza, di piccola criminalità e, legittimo, di convivenza esistono. Tra le migliaia di richiedenti asilo ci possono anche essere dei furbetti, come tra milioni di immigrati ci sono sicuramente anche sbandati e piccoli criminali, ma queste –cascasse il mondo- sono minoranze della minoranze continuamente amplificate dai media e da certa politica. Generalizzare di  “fratelli migranti” è osceno quanto il “negri di merda”; a meno che non si voglia credere alla panzana della grande chiesa che passa da Che Guevara e arriva fino a Madre Teresa”.

La crisi economica, sociale (culturale) e politica colpisce in egual modo lavoratori italiani e stranieri, i disoccupati e i pensionati senza confini di provenienza o di religione. Visto che il problema parte tutto da economia e lavoro, basterebbe questo spaccato orgogliosamente “di classe”  per prendere insieme la rincorsa da sinistra,  ribaltare tutta la retorica che alimenta una lurida guerra tra poveri e colpire finalmente speculatori, banchieri, padroni e politicanti che sfruttano e rubano il futuro a questo paese.

È tardi, lo so,
ma non è mai troppo tardi.