Intervista a “Frammenti di un Cuore Esploso”

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unnamedNata come etichetta indipendente e gruppo di organizzazione eventi, Frammenti di un Cuore Esploso è poi diventata associazione culturale e un anno fa ha raggiunto l’obiettivo di dotarsi di un vero e proprio quartier generale. Domani sera, infatti, si terrà il primo compleanno della realtà socio-culturale che supporta il mondo underground  punk, hardcore, grind, stoner, noise, metalcore; uno spazio, quello di via Bracci a Mantova, che funge da base logistica per le attività di servizio alle band e al mondo degli eventi. In occasione delle giornate di festa, abbiamo intervistato Francesco Artioli, presidente e anima del progetto Fce.

  1. In piena crisi economica e in una piccola città fuori dal circuito indipendente, un gruppo di coraggiosi mette in piedi una realtà come Frammenti di un Cuore Esploso. Possiamo parlare di una scommessa vinta: quali sono stati gli ingredienti che hanno reso possibile questo risultato?

    Forse parlare di scommessa vinta è ancora presto per un progetto giovane come il nostro ma i segnali da un anno a questa parte (dall’apertura del nostro spazio di Via Aliano Bracci il 7 maggio 2016) sono davvero confortanti. Dopo aver organizzato eventi a ripetizione, quasi venti coproduzioni e realizzato la nostra base operativa direi che Mantova non è più fuori dal circuito indipendente e anzi siamo sommersi di richieste di artisti underground da tutta Italia e dall’estero. Tra gli ingredienti che stanno rendendo possibili buoni risultati citerei la capacità di ascoltare, sviluppare e collaborare anche in progetti altrui, il tentativo di far sentire tutti (artisti/soci) come a casa propria nel nostro centro e l’enorme passione ed impegno che proviamo a mettere in ogni dettaglio.

  2. Quali le tappe che hanno visto evolversi il progetto dal primissimo festival del 2010, fino all’apertura di una vera e propria sede?

    Siamo partiti organizzando concerti di musica indipendente in vari spazi di Mantova e Modena.Insieme a questi eventi abbiamo cercato di documentare in Italia e in Europa le scene musicali più estranee al music business attraverso foto/video/interviste grazie all’aiuto di Nereo Bumci e di Neoel Multimedia Service. Circa tre anni fa abbiamo deciso di allargare il nostro team per fornire servizi di ogni tipo ad altre associazioni, circoli, artisti, enti privati e pubblici utili a sviluppare e realizzare i loro progetti culturali. L’ultima fase è stata quella di aprire il centro di Via Aliano Bracci che dopo questo primo anno vanta già 600 soci ed ha visto nascere gruppi e dischi fra le sue mura.

  3. Un anno contrassegnato da decine e decine di concerti indipendenti, organizzati anche in altri locali in collaborazione con diversi partner musicali. Quanto è importante mantenere attiva la scena in un territorio come il nostro?
    Nel nostro territorio ci sono numerosi appassionati di cultura underground anche se sparsi per la provincia. Ora con FCE hanno un posto dove incontrarsi, creare musica, organizzare eventi ed avere consigli per registrare, stampare e distribuire i propri dischi. Siamo felicissimi del fatto che diversi nuovi gruppi sono nati nelle nostre sale prova e la scena ci sembra ora più attiva che mai. Vogliamo creare un ambiente ideale per la produzione artistica e musicale locale e promuoverle anche fuori dalla nostra città.
  4. Fce come detto è nota per le serate live a Borgochiesanuova, ma ha anche una ampia gamma di attività correlate al mondo della musica, raccontacele.

    I servizi che offriamo sono cresciuti molto negli anni ed ora riusciamo a seguire diversi aspetti di un evento come assistenza tecnica, organizzazione, comunicazione e grafica. Dall’apertura del centro ospitiamo anche corsi, workshop, mostre, sale prove, studio di registrazione, serate di giochi di ruolo oltre a set fotografici e video. Abbiamo mille altre idee da sviluppare nei prossimi mesi per garantire ai soci un offerta ludica e culturale continua.

  5. Si prevede una grande festa di compleanno: cosa bolle in pentola?

Abbiamo preparato una grande festa dalle 16 per  raccontare in breve tutto quello che è successo in questi anni, mostrare la completa ristrutturazione degli spazi e per presentare alcuni dei nuovi percorsi che saranno operativi da settembre. Ci saranno una masterclass di chitarra con Giorgio Borgatti (Three in one gentleman suit / Threelakes), un corso introduttivo al software Ableton Live e altre iniziative didattiche. Dalle 19 aperitivo di compleanno in collaborazione con Arci Fuzzy, presenteremo il corso di batteria con Alessandro Magnani e dalle 21.30 spazio alle “visioni elettriche”: concerto con musicisti provenienti dalla scuola di musica Andreoli di Finale Emilia. I workshop sono gratuiti per tutti i soci di FCE ma i posti disponibili sono limitati e consigliamo di prenotare gli ultimi posti disponibili.

  1. Per il futuro quali sono gli obiettivi e i sogni di Frammenti di un Cuore Esploso?

 

Il primo grande sogno era quello di aprire uno spazio e siamo riusciti a realizzarlo; c’è molto lavoro da fare ancora per portarlo al 100% di efficienza e tutto il 2017 sarà dedicato ad esso. Nel nostro futuro vedo progetti per rivitalizzare il quartiere di Borgochiesanuova, altri con le scuole per valorizzare i giovani artisti/musicisti locali, organizzare tour europei per band italiane e la trasformazione di Fce Records in una cooperativa di lavoro specializzata in servizi per gli eventi in una fase più avanzata del progetto.

Intervista a Silvia Pèrez-Vitoria

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Letteratura_Perez-VitoriaIntervista a Silvia Pèrez-Vitoria all’interno di “4 passi al festival”, gli incontri di avvicinamento a Festivaletteratura 2017, e in occasione di “Per Corti e Cascine”, in collaborazione con il consorzio agrituristico mantovano.

La sociologa ed economista francese concentra gran parte delle sue ricerche sui diversi aspetti del mondo contadino e sulle caratteristiche che questo assume alle diverse latitudini del pianeta coltivando l’idea di un ritorno alla terra in maniera più consapevole. In quanto scrittrice di numerosi libri tra cui “Disfare lo sviluppo per rifare il mondo” (2005), “Il ritorno dei contadini” (2007, “la risposta dei contadini” (2011), l’autrice presenta a Mantova il suo ultimo libro “Manifesto per un XXI secolo contadino“.

L’industrializzazione dell’agricoltura ha radicalmente modificato l’agricoltura e l’allevamento secondo le esigenze del profitto, trasformando la natura in una immensa fabbrica e i contadini in semplici operai. Tuttavia nei suoi libri si parla di contadini sopravvissuti alla modernizzazione forzata che applicano con più convinzione saperi e pratiche evolutesi nel tempo: sono loro l’avanguardia di un cambiamento rivoluzionario?

Da una ventina di anni, gli agricoltori hanno iniziato a organizzarsi rivendicandosi come contadini, nonostante fosse stata sancita la loro scomparsa. Il movimento internazionale della “Via Campesina”, che raggruppa duecento milioni di piccoli agricoltori, contadini senza terra, popoli indigeni, donne rurali e pescatori, è il più grande movimento sociale del mondo. Queste contadine e questi contadini hanno messo in evidenza i loro saperi e le loro pratiche che attingono unitariamente dal passato e da forme di innovazione. È davvero una rivoluzione poiché tutto questo sapere, prima denigrato e sminuito, ha dato prova della sua efficacia e dell’effetto rigenerante sui danni causati dall’agricoltura industriale.

Il land grabbing di stato, la concentrazione della terra e l’interesse delle aziende multinazionali nel mercato fondiario rappresentano un forte percorso di “privatizzazione” delle risorse ambientali e genetiche: a quali rischi è esposto il pianeta?

La privatizzazione delle terre, dell’acqua, delle sementi e ora dell’insieme della natura con i servizi eco-sistemici, è a rischio l’avvenire dell’umanità perché questi interessi privati hanno provato la loro incapacità nel preservare queste risorse naturali. Il sistema agro-alimentare industriale distrugge la vita del suolo, inquinato per l’impiego massiccio di additivi chimici, impoverisce la biodiversità unica garante dell’alimentazione nel futuro. In più questo sistema non nutre perché il suo unico obiettivo è fare profitto, non di sfamare l’umanità.

I sostenitori dell’agricoltura industriale ripetono che questa, rafforzata dal progresso scientifico, sia l’unico mezzo per sfamare l’intera umanità, colpita dal cambiamento climatico. In base a quanto scrive, emerge la necessità di contrapporsi a questo modello. Per quali motivi la narrazione di questi sostenitori è mistificatoria?

Attualmente il 75% dell’alimentazione mondiale è prodotta da contadini sul 25% delle terre. Studi condotti da specialisti in agro-ecologia dimostrano che l’agricoltura contadina è addirittura più efficace dell’agricoltura industriale, preservando gli ambienti naturali e offrendo lavoro. I sostenitori più accaniti dell’agricoltura industria guardano solo ai rendimenti senza tenere conto dell’insieme del sistema agro-alimentare. Del resto anche il rendimento, in particolare per i cereali, ristagna risentendo delle pratiche colturali dell’agricoltura industriale.

Il Ttip e il Ceta (trattati di liberalizzazione commerciale tra Stati) sono l’istituzionalizzazione del dominio del mercato e dell’agricoltura industriale. È ormai chiara la necessità di un modello alternativo ad un capitalismo così feroce: quali vie si possono praticare in campo agricolo per sfuggire a questo dominio?

Dal 1996, Via Campesina ha fornito la nozione di sovranità alimentare che è “il diritto dei popoli a una alimentazione sana, nel rispetto delle colture prodotte con l’utilizzo di mezzi sostenibili, e il loro diritto a scegliersi sistemi alimentari e agricoli”. Ciò comporta una produzione e un consumo alimentare principalmente su scala locale. Al sistema del mercato internazionale dovrebbe competere ciò che il paese non può produrre o ha in eccesso; tuttavia i prezzi non dovrebbero essere fissati dalla Borsa, ma da una equità negli scambi.

I contadini del XXI secolo nelle campagne ridefiniscono l’accesso alla terra, la sua conduzione e la produzione del cibo; vengono inoltre sperimentate forme di lavoro alternative, di tipo cooperativo: in questo processo di cambiamento quanto è importante spezzare il circuito di sfruttamento legato al lavoro?

In linea di massima, l’agricoltura contadina utilizza principalmente manodopera familiare, e l’impiego di salariati è debole o occasionale. Siamo distanti dai bacini agro-industriali andalusi in Spagna, le grandi aziende agricole specializzate in Europa e negli Stati Uniti, dove si impiega e sfrutta manodopera, senza alcun rispetto dei diritti del lavoro. Inoltre in Spagna, Italia e Francia, tra le altre, si stanno sviluppando importanti forme di solidarietà mutualistica tra lavoratori stranieri stagionali e contadini autoctoni.

Tornando dalla campagna alla città, invece, i cittadini che ruolo attivo possono avere in questo movimento storico?

Mi sembra che spesso I cittadini siano interessati soprattutto alla loro salute, all’ambiente e talvolta alla gastronomia. Servirebbe una presa di coscienza forte sul fatto che dietro al nutrimento ci sono persone che lavorano e che si augurano di poter vivere del loro lavoro. Mangiare locale è già un primo passo, non considerare gli alimenti sempre “troppi cari” è un altro. Uno studio recente dimostra che per ciascun dollaro pagato per un alimento industriale, la società ne spende due per riparare i danni ambientali e sanitari. Così, mobilitarsi a fianco dei movimenti contadini che si battono per un’altra agricoltura, operare perché i contadini non scompaiano e perché i giovani si insedino in campo agricolo, mostrano una chiara visione del futuro.

Amy León live @ Cinema del Carbone

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unnamedBruciante, catartica, commovente: basterebbero queste tre parole per descrivere l’esibizione di Amy León che domenica sera ha trasformato il Cinema del Carbone nel club underground di una grande metropoli; quella della giovanissima newyorchese (classe 1992) è stata senza ombra di dubbio una delle performance più intense avvenute a Mantova negli ultimi anni. Difficile credere che Amy canti solo da tre anni e che non molto tempo fa fosse addirittura timida: la cantante, poetessa ed educatrice si mette davanti al microfono in un set minimalista di un’ora composto solo da una chitarra elettrica che tesse la tela di un intreccio sonoro da subito sovrastato dall’imponente voce; ogni singolo pezzo, ogni nota vocale raggiunge una intensità che colpisce il pubblico dell’evento sold-out nel cinema di via Oberdan. Intervallato da ampi sorrisi tra un brano e l’altro, il volto della cantante esprime continuamente il travaglio e la pesantezza del messaggio contenuto nei suoi testi: musica e poesia fuse in un particolare “protest soul” che unisce la denuncia delle diseguaglianze sociali tra bianchi e neri, la celebrazione dell’amore e le difficoltà dell’essere donna. I brani presentati al Carbone sono estratti dall’album d’esordio “Something Melancholy” che reggono egregiamente alla prova live, specie con una formazione ridotta all’osso: “Blue” apre in modo soffice il concerto. “Chasing”, la prima canzone scritta dalla cantautrice, non perde nulla della sua drammaticità sentimentale e si increspa sull’energia del suo canto. Il lato più politico e militante della giovane di Harlem deflagra in “Burning in Birmingham”: è soul, rivisitato con un occhio più “indie”, ma incandescente come la materia che tratta. Parole calde e ustionanti che prendono a prestito una famosa dichiarazione di Nina Simone, e ricordano la brutale violenza del Ku Klux Klan contro una chiesa afroamericana nel 1963. Le note melodiche di “Better” così leggere e innamorate, scaldano i cuori.