QUICKSAND LIVE AL SANTERIA SOCIAL CLUB

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IMG_20171121_230101351-01Nati nel 1990, i Quicksand sono una di quelle band di culto conosciute da una nicchia ristretta di appassionati: partoriti dal turbine dell’hardcore newyorchese e alfieri di un suono contaminato, emotivo e sferragliante che, con soli due album, ha scritto alcune delle pagine più intense dell’alternative dell’epoca. Ventidue anni dopo lo scioglimento repentino, una mezza reunion nel 2012 e un album notevole uscito da poche settimane, i Quicksand arrivano a Milano per l’unica data italiana del tour di presentazione di “Interiors”.
L’esibizione di apertura delle “No Joy” non crea grande entusiasmo, vuoi per la materia musicale o per il semplice fatto che i kids degli anni Novanta arrivati da tutto il Nord Italia, stanno aspettando gli autori di “Slip” e “Manic Compression”. Poco dopo le 22.30 salgono sul palco il batterista Alan Cage, Sergio Vega al basso e l’incontenibile cantante-chitarrista Walter Schreifels. Nonostante il passare degli anni non li abbia minimamente scalfiti, Schreifels e Vega portano on stage quattro lustri di esperienza musicale: dagli infiniti progetti paralleli del veterano chitarrista della scena hardcore, alla lunga militanza nei Deftones del bassista di origine portoricana. La band apre con “Fazer”, anche se l’avvio appare incerto, probabilmente per qualche assestamento sonoro necessario per rendere l’impatto del trio. La mancanza di Tom Capone non si fa sentire: i deragliamenti di chitarra di Schreifels su brani come “Too Official” sono efficaci e cementano il muro di suono della band. Il giro di basso di “Head to wall” suonato da Sergio Vega che per tutto il concerto sorride e ammicca al pubblico, prepara l’esplosione collettiva nel ritornello. L’assalto sonoro prosegue con l’incendiaria “Unfulfilled”  dove l’energico chitarrista si lancia in un assolo noise da manuale. La calma apparente di “Freezing Process” deflagra in uno dei brani più emo della produzione dei Quicskand, in cui il pubblico del Santeria Social Club si ritrova a cantare il ritornello in un unico grande coro. La granitica “Lie and Wait” non delude dal vivo e dimostra la sua carica e intensità fino al gran finale hardcore. Fan in delirio per “Delusional”, tra le vere hit ascrivibili alla band, che sul palco viene suonata con una energia cupa che a tratti divaga nella psichedelìa. Dal nuovo album la band pesca giusto il necessario, mentre il grosso del concerto copre i due album seminali del 1993 e del 1995: da “interiors”, ad esempio, arriva il singolo preciso e affilato“Illuminate”, che vede Schreifels continuare ad agitarsi e saltare come un dannato. Il riff travolgente di “Thorn in my side” scatena il pubblico in un delirio in cui tutti cantano sopra le note di un pezzo che ha fatto la storia del post-hardcore. “Cosmonauts” dall’ultimo album, regala attimi di rara bellezza con il suo incedere sofferto e sognante che guarda direttamente al progetto di Schreifels dei Rival Schools. Gran finale emo sulle note dolceamare di “Skinny (it’s overflowing)”.

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