Avanti Popolo: a cent’anni dalla scissione di Livorno

tessera socialista 1921 bandiera rossa falce martelloIl centenario del XVII Congresso del PSI di Livorno in cui si consumò la rottura tra il raggruppamento comunista e quello massimalista unitario, e che portò alla nascita del Partito Comunista d’Italia è il momento perfetto in cui interessi e appetiti particolari del presente giocano sulle emozioni e sulla distanza temporale per (continuare a) confondere le acque. Rileggere politicamente e storicamente quei giorni con coraggio, può invece servire all’oggi per ritrovare le coordinate di un cambiamento radicale.


La storia: “o vivremo del lavor,  o pugnando si morrà”


Quella consumatasi a Livorno fu a tutti gli effetti una tragedia nella tragedia: lo spegnimento del “Biennio Rosso” e delle sue aspirazioni rivoluzionarie demoralizzò le masse socialiste che avevano sperato fosse arrivato il momento di “fare come in Russia”. Nel frattempo era iniziato il “biennio nero” del terrorismo fascista pagato da agrari e industriali per annientare il movimento dei lavoratori.

Ritratto di Marx nel teatro Goldoni di Livorno congresso socialista
il teatro Goldoni durante il congresso socialista

In questo contesto i socialisti vanno a congresso dopo l’adesione all’Internazionale Comunista che, oltretutto, raccomandava di espellere la parte destra per salvaguardare la prospettiva di una rivoluzione socialista in Italia. I delegati si presentano a Livorno già divisi in tre parti: la minoranza concentrazionista dei riformisti Turatiani (riformista nel senso di costruire il socialismo per via graduale) che però aveva forte presa nella Cgl e sui parlamentari del partito, la maggioranza massimalista dei “comunisti unitari” (nel senso che si cercava l’unità del partito per arrivare alla rivoluzione) di Giacinto Menotti Serrati, quest’ultimo criticato da Zinov’ev e Lenin, che invece appoggiavano la corposa minoranza comunista pura di Bordiga e Gramsci che ormai si stava già organizzando in formazione politica a sé stante. Quello che avrebbe dovuto essere un congresso politico capace di espellere dal partito la parte più di destra, vide invece un dibattito lacerante e la fuoriuscita di quella di sinistra.

La tragedia: “Compagni avanti, il gran Partito”


ordine nuovo 1921 pci livorno scissione
l’ordine nuovo fondazione Pcd’I 1921

Gramsci negli anni ebbe modo di fare autocritica sui modi e i tempi della scissione di Livorno, ma non delle sue ragioni intrinseche. I delegati della frazione comunista uscirono dal Teatro Goldoni cantando “l’Internazionale” e si diressero verso il Teatro San Marco per dare formalmente vita al nuovo movimento. Nacque il Partito Comunista d’Italia che tra lo sbandamento delle masse operaie e la crescente violenza fascista impiegò tutte le forze nel darsi una struttura organizzativa, riuscendo ad aggregare anche la maggioranza della gioventù socialista, ma allontanandosi dalla prospettiva rivoluzionaria. Alle elezioni del 1921 il partito prese il 4,61% e in quelle del 1924, le ultime prima dell’inverno della dittatura, il 3,70%. Il resto è una lunga storia di clandestinità, arresti e sacrifici per i rivoluzionari di professione che terminerà nel 1943, alla “rifondazione” togliattiana del partito nuovo e ad un cambio della strategia politica esplicitato nel V congresso del Pci.

La farsa: “gli addetti alla nostalgia / il cadavere di utopia”


Rivendicare in modo acritico l’esperienza della nascita del PCd’I (arrivando anche a considerare il PCI come una sua indolore continuazione) non ha a che fare con la politica, ma con la religione e il culto nostalgico del “partito” che fu; questo in una continua ed impr

D'Alema Pci PDS scissione politica
Uno a caso: Massimo D’Alema

obabile lotta a chi ha la falce e martello più grossa. Peggio ancora è la sfilata di politici ed intellettuali, con in testa liberali che non sono mai stati legati al PCI e chi, da dirigente, quel partito ha contribuito a scioglierlo e a seppellirne storia, idee e valori. Ovviamente in tutto questo si fa notare Matteo Renzi che, dal suo punto di vista neo-democristiano, pensa di avere qualcosa di interessante da dire sul socialismo. In tempi in cui il capitalismo è una bestia ferita e per questo ancora più feroce, si evita l’operazione di recupero storico e di dibattito politico sulle esperienze del marxismo italiano:  si strumentalizza ancora una volta il passato – soprattutto i ricordi di milioni di persone- per mettere una pietra sul presente e provare ad ipotecare il futuro. La prospettiva che guida queste operazioni non va più in là dell’affossamento dell’eredità socialista e comunista e la ricerca di consenso per qualche “cantiere della sinistra”, strizzando l’occhio alla nostalgia. Oggi, come da trent’anni a questa parte, si evoca infatti “la scissione delle scissioni” con l’unico obiettivo di delegittimare sistematicamente tutti i tentativi di aprire vie nuove a sinistra -a livello nazionale e locale- che escano dal solco politico del Pds/Ds/Pd stabilito dopo la Bolognina, come se  fosse stata la Yalta della sinistra italiana.  Nel frattempo, le scissioni più consistenti di questi decenni, sono state invece tutte verso destra: 1998, il Pdci nasce dalla scissione da Rifondazione per sostenere il Governo Prodi (e poi i D’Alema I e II). 2009, i vendoliani lasciano Rifondazione dopo avere perso il congresso e danno vita a Sinistra Ecologia e Libertà (oggi Sinistra Italiana). Nel campo del Partito Democratico la scissione più eclatante è stata quella di Renzi e dei suoi che nel 2019 abbandonano per fondare “Italia Viva”. Anche il sempiterno concetto di “Sinistra Unita” si rifà ad una mitica distanza tra sinistre (socialisti e comunisti) che si riverbera nell’oggi con l’unico fine di additare chi non si adegua all’esistente; unire le forze è un concetto giusto e necessario, ma viene utilizzato di frequente da chi non ha una strategia politica – tantomeno di lotta – se non quella di tenere incollate parti di apparato di partito. Socialisti e comunisti insieme hanno fatto la Resistenza, insieme hanno scritto la Costituzione, ed insieme hanno governato in amministrazioni social-comuniste per decenni nella Prima Repubblica. Una unità di azione rimasta in vita anche negli anni Ottanta, quando il PSI craxiano –nel frattempo diventato un pezzo del sistema di potere italiano- ha mandato in soffitta il marxismo per abbracciare il libero mercato. Un’ultima considerazione sul “riformismo” chiamato in causa come panacea di tutti i mali: quello su cui si scannavano negli anni Venti era il come costruire il socialismo in Italia, non se farlo o meno. Il progetto di riforma della società andava incontro alle esigenze delle masse e dei lavoratori. Da quasi quarant’anni, invece, con la parola riformismo si è firmato ogni salto all’indietro in termini di condizioni materiali di vita, lavoro e welfare.

“Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno”


Anche raccontandoli in modo nudo e crudo, i fatti storici del 1921 possono insegnarci molte cose: in primis, l’importanza di non perdere mai la prospettiva del cambiamento, perché non esiste una sinistra che ambisca ad adagiarsi sulla conservazione dell’esistente. Chiunque spacci per progressista l’idea che questo sistema ingiusto sia il migliore dei mondi possibili o che al massimo vada un po’ migliorato, vende illusioni. In virtù di questo non si dovrebbe mai scordare la necessità di costruire legami stabili e programmatici con il proprio popolo di riferimento: parlare di Livorno per insistere ancora oggi sul fatto che “non esistono più le classi” e che non ci sono interessi economici contrapposti all’interno della società significa avere già scelto una parte della società, e di certo non la più debole. Marciare uniti, sì: con la consapevolezza di andare incontro ad un nuovo orizzonte comune e non semplicemente scambiando l’assalto a nicchie di potere per la caserma Moncada. “La storia insegna, ma non ha scolari” sosteneva uno degli scissionisti del 1921: a quanto pare, però, abbondano i ripetenti e i fuori corso.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

Website Built with WordPress.com.

Up ↑

%d bloggers like this: