Mark Lanegan live al Vittoriale

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IMG_20170710_221946328-01-01Nella cornice dell’anfiteatro del Vittoriale a Gardone Riviera, il profeta Mark Lanegan ha dato prova della sua immensa caratura artistica. Sopravvissuto all’epopea “grunge”, l’ex-leader degli Screaming Trees, negli anni ha seguito un significativo percorso solista e di indubbia ricerca musicale che ha dilatato i confini di un alternative rock malinconico in direzioni folk, blues o, come negli ultimi album, squisitamente elettroniche. Un concerto elettrico per il Tener-A-Mente Festival, inaugurato dall’esibizione del fedele chitarrista Duke Garwood, il cui fingerpicking ed il timbro vocale costruiscono scenari blues-rock sognanti e dilatati, con il crepuscolo sul lago di Garda alle loro spalle. Cala la notte e finalmente Lanegan, come una creatura delle tenebre, sale sul palco magnetico, vestito in total black e limitando le interazioni col pubblico a qualche “grazie”. Nel tempio poetico di D’Annunzio, la voce profonda e ruvida del musicista statunitense si fa profetica e carica di presagi: già sulle note oscure di “Death’s head tattoo” e su quelle più stoner e sepolcrali di “The gravedigger’s song” la sua figura statuaria e oscura, raggiunta da un light-show essenziale, viene illuminata da frequenti lampi che squarciano la notte gardesana. “Hit the city” incanta e convince, nonostante l’assenza di Pj Harvey come sulla versione dell’album “Bubblegum”. Umbratile e intrisa di elettronica su disco, “Nocturne” dal vivo si trasforma grazie al supporto determinante della band di Lanegan. Allo stesso modo, la scura marcetta sixties di “Emperor”, suonata con passione ed energia, mostra tutte le sue sfaccettature acide e dolenti. “Ode to sad disco”, vera e propria gemma tratta dall’album “Blues Funeral”(e in odore di New Order), scatena il pubblico che apprezza questa versione in cui il possente synth-pop lascia spazio ad una maggiore enfasi chitarristica. Le chitarre scheletriche, il beat incalzante e i sintetizzatori wave dell’ottima “Harvest home” caratterizzano uno dei momenti più alti dell’ora e mezza di show, in cui la musica accompagna Lanegan su una polverosa strada di confine, libero di urlare “Now black is the colorblack is my name”. L’essenziale “One Hundred Days” dal vivo viene rivisitata, ma senza appesantirla: rimane l’atmosfera sognante e tutta la sua forza viene espressa dalla iconica voce del cantante statunitense. “Head”, con la sua semplicità, colpisce al cuore i fan più legati alle melodie degli Screaming Trees. Durante il bis, il gran finale è affidato a una ossequiosa reinterpretazione di “Love will tear us apart” dei Joy Division a sancire il legame di Lanegan con il post-punk e a commuovere il pubblico del Vittoriale.

Kings of Convenience live al Vittoriale

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20160717-Vittoriale_KingdsOf Convenience-8 Minimale, raccolto, magico: con queste parole si potrebbe descrivere in breve il meraviglioso concerto che i Kings of Convenience si sono esibiti sul palco dell’anfiteatro del Vittoriale di Gardone Riviera all’interno del festival “Tener-A-Mente”. Reduci dal doloroso lutto che li ha colpiti, Erlend Øye e Erik Glambek Bøe hanno incantato il pubblico attingendo dal loro repertorio spogliandosi di scenografie e altri strumenti, rimanendo sul palco da soli con le loro melodìe e le loro chitarre acustiche; in barba a tante mode di passaggio il loro indie-pop non invecchia e mantiene solidità e freschezza. La fragile emotività di “Winning a battle, losing a war” cantata magistralmente a due voci è stato il brano di apertura proprio al momento dell’imbrunire sul lago di Garda. I due quarantenni norvegesi in forma smagliante hanno scherzato continuamente creando un forte rapporto empatico con i fan. Scorrono le ballad “Toxic Girl” e “Singing” tutte tratte dal primo album del duo come la spensierata e marittima “I don’t know what I can save you from”. Su “boat behind” il pubblico ha iniziato ad alzarsi per raggiungere l’area antistante il palco (caldamente invitato da Erlend Øye) e poco dopo sulla hit “I’d rather dance with you” tutto il Vittoriale ha ballato al suono della chitarra di Erik. Nel bis la band ha regalato una splendida versione di “Misread” ed una superlativa interpretazione live di “Homesick”. Prima di lasciare il palco i Kings of Convenience suonano “little kids” con Erlend che si siede e si contorce a terra cantando tutta la dolcezza che quel brano sa esprimere e caratterizzando la notte gardesana.