Una risata li seppellirà, tutti

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hebdoUna nota giornalista-scrittrice, commentando l’11 settembre, diceva che eravamo “vicini allo scontro di civiltà”: era una evidente cazzata per vendere libri, ma in molti continuano a tirarla fuori alla bisogna, come oggi, ad esempio.

Dal 1995 sono avvenuti una decina di attentati terroristici con matrice religiosa (tra cui una strage pianificata da un estremista cattolico) e una manciata di grandi rivolte nelle più incandescenti periferie d’Europa: per chiamarlo “scontro di civiltà” ci vuole la limitatezza tipica del bancone da bar italiano dove si guardano telegiornali ai confini della realtà e “terrorismo” fa rima con “rissa fra marocchini ubriachi”.
Per fortuna ci sono già pronti gli aeroplanini di carta di Gasparri per “andare a bombardare il terrorismo” e le ricette di Salvini contro “il nemico in casa che si organizza nelle moschee” che danno fiato ad un popolo che ha bisogno di queste bombe al panzanio; quando il fondamentalista cristiano Breivik sterminò decine di ragazzi della giovanile di un partito della sinistra norvegese, giustamente nessun difensore della patria dichiarò guerra al Vaticano, nè vennero setacciate le cellule cattoliche delle parrocchie. Se il capo dei neonazisti italiani dichiara che “siamo in guerra e dobbiamo combattere”, la povera Meloni solidarizza con la rivista che pubblicava vignette come quella in cui la Santa Trinità si produceva in un esplicito threesome. Il quadretto è quasi completo: ai liberali a mano armata si affiancano neo-ex-proto-para fascisti, tutti convintamente islamofobi, ma smemorati dato che il Puzzone, nel 1937, brandiva la spada dell’Islam, si definiva difensore del “fascismo arabo” e ipotizzava l’edificazione di una moschea a Roma, mentre i pennivendoli del regime incensavano la presunta “natura fascista” della religione maomettana, per facilitare rapporti politici ed economici con il mondo arabo.

Anche io sono indignato e scosso dalla notizia dell’assalto al settimanale Charlie Hebdo, ma non voglio sciacquarmi nella cascata di liquame di propaganda che gronda dai media: un commando di integralisti islamici ha ammazzato i giornalisti di un settimanale satirico (tendenzialmente di sinistra, cari amici dalla solidarietà pelosa) dalle “provocatorie” strategie di vendita, ma il punto non sta nel semplice fatto di cronaca, con le sue spettacolari stranezze e le carte di identità lasciate a terra.

C’è che dobbiamo difenderci dall’imbecillità umana che trasforma una qualsiasi religione in un’arma di sopraffazione mentale e fisica e, allo stesso tempo, dobbiamo liberarci di tutti quei fomentatori di odio e guerra tra poveri su base etnica e religiosa; figure speculari unite dalla volontà di utilizzare la paura come forma di controllo. Dai proclami bellicosi che seguono ogni attentato, a leggi più restrittive per tutti e ai bombardamenti in Stati colpevoli di avere grandi risorse petrolifere qual è l’intervallo di tempo? Quanti passaggi televisivi servono? Davvero ci siamo già dimenticati di Colin Powell che si presentò alle Nazioni Unite con una boccetta di Antrace prodotto da Saddam Hussein che era un falso clamoroso?
Serge Quadruppani ha consegnato al web una riflessione (in francese) molto nitida in questo senso. Tornando in Italia, i creduloni che blaterano di “la profezia di Oriana si sta avverando”, stanno già consegnando la ragione illuminista nelle mani dei fondamentalisti di ogni religione.

Ma poi, in tutto questo ambiguo vaneggiare di “libertà di stampa”, scommetto che nessuno ha visto comparire nemmeno UN servizio televisivo o radiofonico sul tema del disegno di legge S. 1119 che mira a mettere un bavaglio ai giornalisti con nuove regole sulla diffamazione: è proprio per questo che la Fallaci se la ride di gusto anche adesso.

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